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Il Gioco delle Coppie

 

Dolcissimo thrilling

"Forza! Sgombrare" 
La polizia allontanava i curiosi, le malelingue, i perdigiorno. 
Lassu', al quindicesimo piano, abitava lui, Nick Colella! 
"Chissa' che effetto fa a vederlo da vicino"
"Eccolo! Eccolo!" 
"Ma che dici? Non l'hai visto in televisione? Porta i capelli raccolti in un codino." 
"Indietro! Fate largo." 
Le voci sovrapposte premevano assillanti, invasate. 
"Uno cosi' merita la sedia elettrica!" 
"Ma come? Non l'hanno ancora ingabbiato?" 
"Per ora indizi. Manca l'arma del delitto." 
"E come le avrebbe adescate?" 
"Non si sa. L'ultimo ritrovamento è stato presso una discarica." 
"Ma il sangue sulle tele è delle vittime?" 
"Aspettiamo gli esami della scientifica." 
Ecco un fatto di cronaca che va oltre l'accettazione, l'umana comprensione. 
A centinaia, sul tavolo della procura, lettere di mitomani, maniaci del crimine, opinionisti della strada, detectives fai da te che offrono gratis la soluzione del giallo. E le interviste, gli interrogativi fino alla nausea, sui giornali, in televisione, al gip, ai criminologi, agli avvocati, ai magistrati, agli psichiatri. 
"Ci sono sviluppi nelle indagini?" 
"Qual'è l'identikit del presunto assassino?" 
"Esiste uno stato di lucida follia?" 
E quella verità che non viene mai fuori fino in fondo! Chissa' se ha provato almeno un po' di pieta'. Lentamente, quasi dolcemente, avrà visto spegnersi negli occhi di quelle disgraziate, il terrore, fino al silenzio, la liberazione nella morte, il grande salto nel buio.

Era una giornata come tante, vagamente uggiosa ma la luce filtrava forte nell'abitazione di Nick. Ovunque un senso di immobilita' scomposta. Quadri dappertutto, bottiglie di whisky vuote, spinelli, giornali sparsi. 
Lui giaceva sul sofa' e ronfava. I capelli neri, lunghi, sparsi, i piedi scalzi, i jeans sdruciti, una cannottiera bucata e un tatuaggio indecifrabile sul braccio sinistro. Accanto a lui, Flory, una tizia dal trucco esagerato. 
"Ehi Nick! figlio di puttana! Non puoi continuare a sfondarti di coca, erba e whisky come se fossero biscotti. Ti porto la roba non per vedermi davanti uno zombi. Su bello! Le gallerie d'arte aspettano i tuoi capolavori. O preferisci tornare a imbrattare i muri e le lamiere della metropolitana?" 
Poi afferro' un giornale per terra e glielo sventolo' sotto il muso. 
"Ehi! Guarda qua! Non vieni male sui giornali. E come potresti? Sei tu che scegli le foto... Te ed i giornali! Difficile capire, di un po'" Aveva una voce piuttosto viriloide. "Nega! Nega sempre! Ehi, Nick! Mio pazzesco piccolo Nick!" 
Guardo' l'orologio al polso, si sollevo' lentamente, aprì la porta con circospezione, afferrò un mazzo di chiavi appeso al muro e sgattaiolò fuori. 
Il telefono prese a squillare insistentemente. Nick apri' gli occhi. Aveva la bocca fedita, lo stomaco a pezzi e il cervello che gli ballava nel cranio. 
Si sollevò dal sofa' come un cadavere che esce dalla bara e agguanto' la cornetta. "Che cazzo vuoi?... L'intervista? Vieni che te la faccio ingoiare! Dai, pezzo di merda!" Butto' giu' il ricevitore e, come un sonnambulo, avanzo' lentamente verso la finestra, calpestando alcune tele sparse per terra. 
Questo lo fregava. Questo stato perpetuo di confusione mentale. Cosa diavolo gli era capitato negli ultimi tempi? Aveva ormai perso la cognizione del tempo, della normalita', di quella vita regolata che conducono milioni di esseri umani. 
Quando dipingeva non si accorgeva piu' di nulla. Potevano anche entrargli dei vermi nelle scarpe a deporre le uova. 
Stava scostando le tendine quando udi'quei colpi secchi sulla porta seguiti dallo squillo del campanello. Resto' immobile a fissare il vuoto che lo separava dall'asfalto, quel fermento umano incomprensibile, proprio sotto il portone, fitto di teste, come tanti piccioni che beccano il mangime, uno sull'altro. 
Ma lo scampanellio insisteva, con piccoli, distanziati trilli. Si volto' e si avvento' quasi contro la porta spalancandola. Di fronte a lui, se ne stava impalata una ragazza alquanto anonima, a parte un cappellino rosso pretenzioso e degli occhiali da vista tondi e spessi. Sembrava piovuta dal cielo piuttosto che attraverso la calca del portone. 
"Salve! Mi scusi per il ritardo" 
"Ritardo? Che ritardo?" bofonchio' lui. 
"Sono le 16 e 30" annuncio' lei entrando, come se tutto fosse prestabilito. Poi pero' si blocco'. C'era un casino della madonna in quello studio. 
Cos'era? Una matta o che altro? 
Sgombrò una sedia e gliela piazzò davanti. La tizia si sedette lentamente, con la schiena eretta, guardandosi intorno. 
"Dunque lei sarebbe l'artista, il fotografo, il pittore, il.." 
"Si. Io sono!" 
"Sono Liza Pomez. Ho provato a richiamarla stamattina ma il telefono dava sempre occupato" 
Nick non batte' ciglio. Lo sguardo di chi vuol sapere chi cazzo sei senza tanti giri di valzer. 
"Non cercava una modella lei?" Arrossi'. "Vorrei provare. Non l'ho mai fatto. Mi sono chiesta se.." 
La foto di Nick era su tutti i giornali. Fuori i fotografi, la stampa, la televisione, la folla smaniosa. Nick Colella, sospettato di aver massacrato decine di modelle dopo averle a lungo seviziate, squartate e riprodotte nei suoi quadri! E lei era li' per cosa? Per fare la modella! Infagottata dentro un giaccone di pelle beige e una gonna lunga e ampia. Non c'era nemmeno modo di capire come fosse fatta sotto. 
"Una modella! Ma certo!" farfuglio' lui. 
"È la prima volta, gliel'ho già detto per telefono…" preciso' lei. C'era nel suo sguardo un che di vagamente irreale. 
"Un attimo" la interruppe lui. Si apparto', si buttò dell'acqua in faccia da una bottiglia rotta. Aveva il risveglio difficile Nick. Poi corse al cesso a vomitare. Nemmeno si ricordava che cazzo aveva ingurgitato la sera prima. 
Lei, improvvisamente sola, giro' intorno lo sguardo, come se in quel caos ci fosse uno strano presagio. C'erano quadri ovunque. Una donna nuda tra pareti schizzate di sangue. La gola tagliata da un orecchio all'altro.
"Ok, cominciati a togliere il cappellino" esordi' Nick, come sbucato dal nulla. 
"Le confesso... sono un po' agitata" confido' lei togliendosi il cappellino ed il giaccone mentre Nick disponeva pennelli e cavalletto. 
" Stamattina.. appena svegliata... ero lì che tentennavo. Pensi che nel venire qui, improvvisamente mi sono fermata... E ho detto: non ci vado" 
"Sarebbe stato un peccato!" commento' Nick. 
"M'è successo di tutto per venire qui. Prima un corteo... Poi non le dico per parcheggiare la macchina qua sotto. E' una zona veramente caotica! A proposito, proprio qui sotto al portone c'e' una piccola folla. Sara' successo qualcosa!" Parlava tutto d'un fiato. 
Poi aggiunse ispirata: "E' il classico studio di artista questo..." e sfoggio' un sorriso che a Nick parve volutamente complice. 
"Piacerebbe anche a me vivere da sola in un posto cosi'..." 
"Come lo sai?" sbotto' lui. 
"Cosa?" 
"Che vivo solo?" 
"Vivo solo! Ci tiene a dirmelo! Io sono una sensitiva..." Socchiuse gli occhi miopi e aggiunse con una punta di civetteria. "So esattamente a cosa sta pensando… Sta pensando che sono scema, vero?" 
Nick taglio' corto. Le punto' la macchina fotografica come la lampada dei poliziotti quando vogliono farti sputare il rospo. 
"Ehi, un momento… " si affanno' lei accavallando le gambe e distendendo il busto. "Vado bene cosi'?"
"Fotografo quello che sei" 
"Oh no! Aspetti, la prego" Estrasse in fretta il beauty case dalla borsa per darsi una sistemata. 
"Ora spogliati" disse lui. 
E fu allora che si udi' quel tonfo accompagnato da forti stridula. Centinaia di uccelli picchiavano con furia contro i vetri della finestra. Lei emise un grido soffocato ma Nick, imperturbabile come un guardiano dello zoo, apri' la finestra, sbriciolando le molliche sul davanzale. 
"Ormai li ho viziati e loro diventano sempre piu' esigenti" 
Lo schiamazzo divenne lacerante. Poi tacque di colpo. 
Gli uccelli erano lontani quando Nick le porse da bere. 
"No, per carita', sono astemia." 
Il trillo improvviso del telefono la fece trasalire di nuovo. Lui sollevo' il ricevitore, resto' in silenzio, poi riattacco'. 
Adesso Nick stava cominciando a sudare e a tremare. Apri' il cassetto e tiro' fuori una bustina di polvere bianca. Liza non parve accorgersi. Prese a girellare per lo studio. 
"Lei riceve molte telefonate?... Lei è molto ricercato, vero?" Nick non rispose, intento a prepararsi una striscia di coca.
"Lei... deve essere un tipo un po' primitivo. Non c'è nemmeno un libro in questa casa. Ehi... dico a lei... Non ci sono libri? Io sono drogata di libri. Succedono tantissime cose nei libri. Invece nella vita non succede nulla". 
Era di spalle ad osservare uno dei tanti quadri sparsi quando Nick si fece una ricca sniffata. 
"Lei deve essere una persona che nasconde qualcosa di piuttosto interessante" incalzo' Liza. 
"Io? Probabile. E cosa?" 
"Glielo diro'" 
"Su avanti! Cosa vuoi sapere?" 
"Questa casa è piena di vibrazioni. Ci sono delle presenze". 
E fu allora che Nick scoppiò a ridere. Liza serro' fortemente le labbra. "Non può capirmi, non lo ha mai provato. È un'energia che ti entra dentro. Come può fermarla?" 
Poi ironica e nello stesso tempo solenne, sbotto': "È fuori della mia volontà. No. Capisce!!!" Si avvio' verso la porta stizzita. 
"Io vado" 
"Un sopralluogo?" 
Si guardarono per dei lunghi interminabili secondi. Poi lei ebbe quel gesto inaspettato. Porto' la mano al collo, facendola scorrere lentamente fino alla curva del seno "Veramente come prima volta volevo parlare un po'" 
"Ma di cosa? Sei una modella. Allora spogliati!" 
"Devo andare" 
"Ma no!" fece Nick con finta meraviglia 
"Non lo so... C'è qualcosa. Avverto qualcosa" 
"Cosa? Vuoi parlare chiaro?!! Cos'hai? Butta fuori! O va via!" 
Lei resto' impalata davanti la porta. "Mi offrirebbe un po' di whisky?" 
"Whisky?" Ma non era astemia? 
Ando' a versarle da bere. 
"Lei ha qualcosa.. È straniero?" chiese con tono frivolo, affondata nel divano, mentre Nick le porgeva il whisky "Io no. Ma si… Ho delle origini" "Deve essere bello sentirsi stranieri, vero?" Le labbra pallide si tesero in un sorriso che, per la prima volta, denoto' due denti da topo. "È come avere una possibilità in più per tagliare la corda, vero?" La fisso' sbigottito. Lo sa! Sa tutto. Mi ha riconosciuto! Cio' che piu' lo colpiva era il fatto che non aveva paura. Il telefono tornò a squillare. Al diavolo! Lo lascio' squillare. "È per l'annuncio?" incalzo' lei. "Io non ho messo nessun annuncio!" "Non ne mette mai? Non dica bugie. Lei è un aficionado dell'annuncio. Avevo il suo numero su un foglietto, preso tempo fa' da un giornale e l'ho chiamata ieri." Aveva telefonato ieri? Puo' darsi. Ultimamente non faceva che ricevere le telefonate piu' assurde. "Mi sembra di averla già vista" Sul volto di lei ancora quel sorriso. 
"No, un tipo come te non si dimentica. Ti entra nella testa" 
E fu in quel preciso istante che bussarono alla porta furiosamente. Nick apri' di scatto e irruppe Flory di corsa.
"Ciao, tesoro".
Liza rimase impietrita e le mascelle di Flory si contrassero. 
"Caro, ho dimenticato il mio profumo"
Prese di corsa il profumo e lancio' a Liza un sorriso malizioso. Nick la sospinse quasi di forza verso la porta e attese di vederla sparire per le scale, accertandosi che non ci fosse piu' nessuno nei paraggi a rompere i coglioni. Quando rientro' si trovo' davanti Liza, totalmente nuda, in piedi, che lo fissava con quel solito sorriso da topo e una strana luce negli occhi. Era la classica falsa magra. Spalle e seni piccoli. Vita stretta. Caviglie sottili. Fianchi e cosce abbondanti.
"Cosa devo fare?"
"Nulla" disse Nick sommessamente disponendo la tela davanti a se'. Ando' a versarsi del whisky. Lo sorseggio' con calma serafica. Poi le si avvicino' e, lentamente, le giro' intorno.
"Insomma, cosa devo fare?" sibilo' lei.
"nulla" ribadi' lui.
Sicuramente da nuda faceva un salto di qualita'. 
"Mi dica qualcosa" insiste' lei infastidita dal minuzioso e prolungato ispezionare di lui.
"Stai benissimo cosi'" sentenzio' lui. 
Gia' sentiva quella strana sensazione di potere che gli saliva dentro il cervello come una droga. Quella ragazzotta mezza tonta tutta cosce e culo era nelle sue mani. Dunque ignorava del tutto il luogo in cui si trovava? Probabilmente aveva davvero risposto a un vecchio annuncio. Era entrata nel portone come una inquilina qualsiasi e nessuno ci aveva fatto caso.
Inizio' a ritrarla cosi' come stava, in piedi, impalata come un manichino, esitante su quale posizione assumere. Solo lo squillo insistente, ininterrotto, caparbio, violentava quel silenzio rarefatto, immobile, carico di tensione. Eppure lei non era cosi' a disagio come lui si sarebbe aspettato. Anzi si lasciava guardare con totale acquiescenza. Questo il motivo principale per cui era venuta? Desiderava essere ritratta? Amava sentirsi guardata? Lo sguardo di uno sconosciuto sul suo corpo nudo, tenuto a lungo in naftalina. Cercava forse una conferma delle sue doti femminili scrutando in continuazione lo sguardo di lui? In fondo le erano già capitate ragazze come lei, insicure del loro corpo, della loro capacità di piacere. Insomma un test. Essere accettata come modella era come un attestato. 
C'era in lei una strana docilita'. Nick comincio' a farle assumere delle pose piu' audaci. "Sdraiati sul divano. Adesso allarga le gambe..." Incredibile! Accettava passivamente ogni posizione. Non c'erano dubbi, le piaceva essere guardata. L'unica cosa che stonava era il luogo in cui si trovava. Una aspirante modella un po' tonta, fuori dal mondo? E se fosse una poliziotta costretta a subire certe pose per coglierlo in flagrante? 
Non gli restava che spingere il gioco fino all'estremo. 
Fu allora che Nick cominciò a spingerla verso posizioni quasi pornografiche. A vederli da fuori si avvertiva una strana intesa tra loro. Ma chi dei due conduceva il gioco? Chi teneva le redini dell'altro?
Di colpo Nick indietreggio' trasfigurato e si butto' in terra con la testa appoggiata alla parete, roteando gli occhi e guardando Liza come se stesse frenando un impulso terribile mentre lei era sempre in posa e credeva che lui la stesse ritraendo.
"Quanto tempo devo rimanere così?"
"Va via"
"Prego?"
"Va via! Vattene! Scappa!"
Liza si girò: "Ma lei sta male!"
"Sbrigati ad andartene"
"Ma che ha?"
"Fatti i cazzi tuoi. Apri la porta e vattene!"
Liza si sollevo' dal divano.
" Lei sta troppo male"
"Che t'ho detto stronza?"
Mentre Nick stava per avventarsi su di lei, squillo' il telefono.
"Pronto? Si... Certo... Una mostra dei miei quadri! Si... Tutto quello che vuoi. Donne violentate, segate, torturate, seviziate, appese, tagliate a pezzi. Come no? Vieni. Ti faccio vedere il campionario."
Attacco' il telefono.
"Rimettiti come stavi"
Liza esegui' lentamente.
"Le capita spesso?" sussurro' con un filo di voce
"Cosa?"
"Quanto è accaduto poco fa"
"Poco fa? Cosa è accaduto?"
"Ma si sente bene?"
"Magnificamente"
Liza allungo' un braccio per spostare una sedia.
"Perché hai spostato quella sedia? Ti ho chiesto di spostarla?"
"No, non me lo ha chiesto e stia calmo! Non le dava fastidio?"
"No, non mi da fastidio. L'avrei spostata io. O pensi che non so spostare una sedia?" Liza rimise la sedia a posto.
"Chi ti ha detto di rimetterla a posto? Fai una cosa, ti chiedo perché la fai e non sai darmi una risposta"
"Lei non può mettere tutto in una scheda"
"Cosa avevi in mente?"
"Io?"
"Quando hai spostato quella sedia"
"Senta..."
" Come si chiama?"
"Chi?"
"Lui, il tuo uomo"
"Che importanza ha? Alex. Se proprio ci tiene a saperlo"
"Magari è qui fuori.."
"Lei vuole apparire sicuro di se ma le tremano le mani"
"Raccontami qualcosa"
"Io? Cosa? E poi perché?.. Venire qui, per me, significa rompere un percorso stabilito da altri. Qualcosa di mio. Non ci crederà, ma da piccola sognavo di diventare una top model. Una volta, a scuola, fui rimproverata perché assumevo pose un po' provocanti. Nella mia stanza ci sono ancora i disegni che facevo a scuola. È rimasto tutto uguale. Come quella foto di scuola con la mia compagna che ride. Quando la guardo mi sembra di scherzare con lei, ma è morta, non esiste. Per questo ride"
E fu allora che Nick le mise un giornale sotto gli occhi.
"Sono su tutti i giornali. Indiziato di omicidio"
"Questo è lei? O mio Dio!"
"Tu sapevi.. Si. Sono io. Che sai di questo delitto?"
"Ora capisco."
Inizio' a rivestirsi guardandosi intorno trasognata con l'aria di chi scopre improvvisamente un posto di cui ha tanto sentito parlare.
"Quella modella, Serena Ricci. E quel suo quadro con quella donna legata e appesa nella stessa posizione in cui è stata trovata la vittima. Dove sono i quadri?"
"Quali?"
"I quadri che raffigurano con una certa precisione la posizione di 6 donne morte negli ultimi 2 anni.."
Si blocco' subito, come spaventata per quello che aveva detto.
"Cosa vuol fare? Intende farmi paura?"
"Tu. Mi fai paura"
"Strano"
"Dove ci siamo visti?"
"Da nessuna parte."
"Non mi fido di me. Ho dei vuoti di memoria. Sento che c'è stato qualcosa tra noi" "Lo escludo in assoluto"
Si alzo' di scatto e inizio' a rivestirsi.
"Cerca di ricordarti"
"La smetta, è inutile"
Le si accosto' all'orecchio. "Sai quegli autobus affollati. Senti quegli odori che ti soffocano. Ti lasci cullare da quel mare di ciccia che balla e alla fine, godi, godi… Dai confessa. Parla! Forza!"
"Mi lasci. Non mi piacciono questi scherzi"
"Tu eri sull'autobus. Parla. Forza!"
"Lei non ha capito nulla"
"Tu credi, modella. E tre mesi dopo che ho messo l'annuncio... ti presenti qui... Sei una sporca giornalista. 'Ho sfidato il mostro' Che bel titolo eh?"
"La smetta... Lei è... sui giornali... Non sapevo"
"Certo. Qualche articolo può sfuggire."
"Mi lasci andare."
"Sto male. Se non mi dici qualcosa, ti ammazzo. Tu devi fermarmi. Parla!"
Versò da bere per entrambi e le porse un bicchiere.
"Bisogna sorseggiare lentamente, assaporare ogni istante del nostro breve viaggio terreno. Beccare il mangime che vola via"
Le mani di Nick scorrevano dolcemente lungo le spalle e il collo di lei.
"Non temere. Sono padrone di me. Raptus? Quale raptus? Balle."
Lei si sottrasse cercando di sfuggirgli. Lui la incalzava. Liza rimase con la schiena schiacciata contro la parete."
Adesso, con le mani, toccati lentamente per tutto il corpo"
Liza eseguiva come ipnotizzata.
"Così... Più velocemente... Ancora di più... E respira forte. Avanti! Voglio il tuo respiro caldo su di me. Avanti!... Toccati... Strappati i vestiti"
Nick scattava foto mentre saliva sempre più violento, assordante, insopportabile lo stridio degli uccelli.
"Muovi la testa... Più veloce. Stop! Fermati!"
Lei si fermo' e lui continuo' a scattare foto mentre il baccano degli uccelli che premeva contro i vetri si faceva sempre più eccitato, avido, infernale. Nick estrasse un coltello da un cassetto e glielo porse.
"Questo fa al caso tuo... Prova con questo... Dai... Prendilo... È tuo..."
Le passo' il coltello lungo il corpo lentamente, sul collo.
"Sai che ci vorrebbe qui? Un segno lungo, darling. Un sottile filo di sangue"
Il coltello riprese a scorrere sul suo corpo.
"Chi sei? Tutto? Niente. Merda!"
Getto' il coltello e si allontano' nell'altra stanza. 

Poi riapparve. Avanzava trascinando un lenzuolo sudicio e sinistro in cui era avvolto qualcosa di pesante. Improvvisamente scoppio' a ridere in modo irrefrenabile.
"Sai cosa sto pensando? Potresti essere una di quelle patite della cronaca nera che corrono ai processi per vedere l'assassino. E poi vanno a guardare il posto dove e' accaduto il fattaccio. Sai, uccidere e' come masticare un sacchetto di pop corn.
"Mi lasci andare. La prego"
Squillo' il telefono. Nick alzo' il ricevitore.
"So chi sei! Vieni a cercarmi. Sono qui. Non mi fai paura"
Attaccò il ricevitore e spalanco' la finestra.
"Guardate. Guardate pure. Volete vedermi torturare questa donna! Seviziarla! La torturo per voi. Darò spettacolo a tutti. Farò godere tutti. Ve la farò trovare sgozzata, massacrata, con le gambe aperte"
Poi si rivolse a lei
"C'è un'unica via di uscita. Unica via d'uscita"
Improvvisamente qualcuno busso' alla porta energicamente, con insistenza.
"Nick, apri! Fammi entrare! Non ti darò pace! Nick!"
Nick mise una mano sulla bocca di Liza mentre Flory dall'esterno piagnucolava. Imbavaglio' Liza, la chiuse nel bagno e apri' la porta.
"Resto con te"
"Ma tesoro... Ho bisogno di restare solo. Sto creando. Ero immerso in..."
C'era qualcosa di artefatto, di caricato in entrambi come se stessero sul palcoscenico di un teatro recitando un copione.
"È andata via?"
"Certo"
"Chi era?"
"Una modella. È andata via... Adesso ti prego... Devo lavorare. Ci rivediamo"
"Non mi piaceva. Una ragazza non chiara. Il tipo che ti prende energia… Che ti possiede. Ti strappa a te stesso"
"Che dici?"
"Lo sento"
"Sei gelosa. Non c'è motivo. Ora vai"
"Hai bisogno di me"
"Ti prego esci"
"Giù ci sono curiosi, fotografi, giornalisti.. Sono.."
"Dai esci"
La spinse fuori. Poi ando' da Liza. La sciolse. (indicando il fagotto di lenzuolo sudicio) 
"Aprilo!"
Dal lenzuolo emersero oggetti femminili. Occhiali da sole. Un walk man. Fotografie. Un portamonete. Un beauty case. Un mazzo di chiavi. Un libro. Delle cartoline. Una agendina che suscito' l'immediato interesse di Liza.
Nick parlava a bassa voce, come rivolto a se stesso: "Erano le 22'30. Ricordo perfettamente perché pensai che quell'orologio così fermo e stanco avrebbe cominciato a correre se fossi riuscito a rompere quella cappa di vetro, di immobilità estatica"
(Si avvicino' e le tese le mani intorno alla gola) 
(Liza scoppio' a ridere) "Che fai ? Mi ammazzi ? E dai forza... Che aspetti? Coraggio! Si... Trafiggimi. Squartami. Voglio morire qui, nel tuo studio. Pensa ! Il mio spirito aleggerà... E ti starò vicino, sempre vicino. È così facile ! Così semplice! Come masticare un pacchetto di pop corn. Dai su. Complimenti. Li hai abbindolati tutti. Investigatori, giornalisti, giudici e psichiatri"
"Tutti intorno a questa casa in attesa di essere imbeccati come uccellini. Non sono stato io a uccidere Serena ?... Chi l'ha uccisa ? Chi me l'ha portata via?"
"Potrei essere io l'assassina. Non mi chiedi perche' sono qua? Eravamo amiche. La veneravo. Alex ha perso la testa per lei." 
Tiro' fuori dalla borsetta una pistola di piccolo calibro e la punto' contro Nick.
Nick strinse con la mano un articolo di giornale che lo riguardava, come se tale azione lo difendesse dall'improvviso carisma di Liza.
"Leggi Nick. Avanti. Leggi. Nick .Leggi. (Con estrema ironia).... Il verdetto che ti condanna ! Gli strappo' il pezzo di giornale di mano e lesse tra l'ironico e il retorico: "Ha voluto dare una rappresentazione spettacolare della morte di Serena. Legandola, seviziandola, impossessandosi di tutti i suoi indumenti e macchiando una tela col suo sangue, spargendolo in modo da raffigurare un cumulo di croci simili a cadaveri accatastati. L'incriminazione di Nick, salito alla ribalta della cronaca come il "mostro - maniaco", ha superato ogni previsione..." Getto' il giornale. "Uno dei maggiori piaceri per un assassino è vedere gli inquirenti dannarsi sulle ipotesi più fantasiose da lui provocate...E poi cosa accade? Accade che il pericoloso assassino continua ad inventare le sue gesta ed a vivere al centro di esse. Al centro di una scena dove tutte le luci gli sono puntate…" Scoppio' a ridere. "Il successo di un artista si misura non più sulle recensioni delle sue mostre ma sul numero delle copertine nei settimanali. Non è così? Serena si confidava con me. Ero al corrente di tutti i vostri appuntamenti. Il giorno che fu uccisa non era qui da te. Avevi la prova che ti scagionava su questa agendina ma hai preferito alimentare i sospetti su di te" Gli getto' le braccia al collo "Ma si caro, i tuoi quadri andranno a ruba ed io saro' per sempre la tua complice" Inizio' un violento amplesso. Intanto entro' Flory con incedere lentissimo, solenne, ma al contempo lieve, impalpabile. Si tolse la parrucca. 
Liza: "Alex!"
Sempre Liza, con voce esasperata: "Vattene!" 
Alex: "Cosa sei venuta a fare qui?... Cercavi emozioni forti?... Come le cercava la tua amica?"
Liza: "E tu invece cosa cercavi ?... Cercavi forse questa ? (mostrando l'agenda) Per questo ti aggiravi ossessivamente intorno a questa casa... arrivando persino a travestirti da donna per non farti riconoscere. Questa è la sua agenda in cui è scritto con chi aveva l'appuntamento quella sera. Perche' l'hai uccisa? Voleva lasciarti. Le hai dato una dose letale di droga?"
Alex: "Ma no amore !... Ora capisco quanto sei importante" Improvvisamente estrasse anch'egli una pistola e si spararono a vicenda. Alex mori' sul colpo. Liza agonizzava. 
Nick le si avvicino' e raccolse i suoi ultimi sussulti. 
Poi dispose una tela sul cavalletto e inizio' a dipingere, bagnando il pennello nel sangue di lei. Poi si girò verso lo specchio e si cosparse di sangue il volto e il petto mentre sopraggiungeva il violento, assordante, invadente, dispotico schiamazzo degli uccelli.

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