La
turista
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Ho
48 anni. Alle spalle 25 anni di matrimonio, mantenuto in piedi grazie
soprattutto al
mio carattere molto accondiscendente e disposto a sacrificarsi pur di far star
bene gli altri. Quando presi una cotta per il bidello della scuola dove
insegnavo e lui mi propose di andare a vivere insieme, mi tirai indietro per non
far soffrire mio marito e i miei due figli. Due anni fa, invece, è toccato a
mio marito, professore universitario, perdere la testa per una sua allieva. Lui,
però, non ha avuto scrupoli, anzi mi ha addirittura proposto di accettarla,
farla venire a casa, magari mentre io le preparavo il caffè e lui se la
spupazzava in camera da letto. All'inizio ho fatto scenate a non finire. Poi ho
capito. Non esistevo più per lui. Ero stata rimpiazzata da una più giovane.
Era evidente anche quando cercava di mostrarsi mortificato. Dopo tre mesi dalla
sua definitiva confessione, scopro che ho un tumore. Risparmio quello che ho
passato, l'operazione e la terapia, vagando senza pace da uno specialista
all'altro e l'isolamento, la solitudine in cui sono precipitata. Tutti, compresi
i figli, troppo presi dalle loro faccende, per capire il bisogno disperato di
affetto e conforto. Accanto poi alla paura del male incurabile, quella del
decadimento fisico, di non essere più la donna di un tempo, bella, corteggiata,
sempre al centro dell'attenzione. (dicevano che assomigliavo a Edwige Fenech) Provavo una rabbia distruttiva nei confronti di mio marito per avergli
dedicato il meglio della mia vita e una forte voglia di rivalsa. Mi sono
sottratta alle sue insistenze, forse a un tentativo di recupero, perché la pietà sarebbe stata
l'umiliazione più terribile. E sono andata via, a vivere per conto mio. Poi
partii per la Jamaica, per una lunga vacanza. C'erano ragazzi che mi guardavano
con insistenza e questo mi gratificava, anche se per loro rappresentavo,
soprattutto, il miraggio capitalista del dollaro.Non so se è stato il bisogno di
sentirmi confermata come donna, lo stress accumulato prima di partire, la
sensualità dei giamaicani, il sole, il mare, ma mi sono lasciata andare. E ho
scoperto che mio marito non era un gran che. Da allora, ho fatto continui
viaggi, in diversi paesi. Naturalmente sono sempre io che faccio regali, ma non
mi da fastidio.In fondo è bello fare felice il tuo amante. Con l'ultimo
ragazzo, in
Kenia, ho avuto una storia molto bella. Faceva quadri di paesaggi che vendeva ai
turisti. Mi trasferii da lui e mi dedicai alla sua casa, comprando piccole cose
per rendere più gradevole l'ambiente. Ora sto pensando di andare a vivere in
Kenia, non solo perché c'è lui. Sono fortemente attratta da un più sano
rapporto con la natura. Spesso vediamo soluzioni ai paesi più poveri soltanto a
partire dal nostro modello di vita, convinti erroneamente di vivere nel migliore
dei modi. Forse ho scoperto una dimensione di vita più adatta a me, ma
soprattutto una libertà interiore che prima non conoscevo. Ora non penso
all'evenienza di un ritorno della malattia e ho perdonato mio marito.
Naturalmente non parlo facilmente in giro di me e di come sono cambiata. Ho
provato a raccontare la mia ritrovata voglia di vivere, le mie esperienze, a
qualche mia amica ma ho ricevuto reazioni piuttosto formali, di finto stupore o
di diffidenza dissimulata.
Risposta
A
volte ci lasciamo soffocare dalla vita, dagli altri, per un oscuro senso di
colpa. Sguazziamo nel pollaio credendoci polli, per dirla con De Mello. Invece
siamo aquile, e può bastare un colpo d'ali per alzarci e non tornare mai più.
Siamo gabbiani spesso feriti, con le ali a pezzi. Dentro ognuno di noi ci sono
spazi sconfinati, infiniti e sogni soffocati, spesso frustrati dalla atavica
paura del buio e dell'ignoto. A volte è l'inerzia, la paura di volare, di
perderci in volo o il senso del dovere, il timore di trasgredire e così si va
avanti. "Guido piano..." dice una canzone di Fabio Concato, "non so neanche dove andare, ma lontano, anche se dovrei tornare,
lei mi aspetta, si potrebbe preoccupare, ma c'è tanto sole" C'è voluto il
tradimento di suo marito, lo choc della malattia, la solitudine, l'indifferenza
del suo ambiente, una vita vissuta in funzione degli altri, per saldare
finalmente il suo conto, per sganciarsi dal senso di colpa opprimente, indurla a
trasgredire, anche in modo provocatorio e smodato, sentirsi libera, volare via,
lontano da tutti. Le amiche con cui si è confidata non vogliono la sua felicità,
soprattutto fuori dal loro controllo, dal loro modello di vita, dalle loro
sicurezze, dal loro piccolo mondo a porte chiuse. Le eviti. Ormai è libera
dalla dipendenza rinunciataria, autopunitiva verso gli altri e dal bisogno di
approvazione. Si confidi solo con chi sa capirla. |