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UN MONDO A LUCI ROSSE Ottobre 1999
Articolo di Roberto Di Marco
pubblicato su Playboy 
Italia

UN MONDO A Luci Rosse Ottobre 1999

Illustrazioni Lido Contemori 

Articolo di Roberto Di Marco pubblicato su Playboy

 
Immaginate la scena: sala d'attesa di un dentista. Una signora distinta e tre uomini distinti. Improvvisamente lei comincia a dimenarsi travolta da fremiti incontrollati di libidine. Dischiude le labbra sporgendo la lingua, si sbottona la camicia, si tocca il seno lascivamente, spalanca le gambe, lasciando intravedere il suo rigoglioso tesoro alle facce allucinate dei tre soggetti. Non passa un minuto ed è sommersa da tre falli implacabili che la tempestano e la vergano senza tregua e di santa ragione. Il dentista, intento a curare la bocca di un'altra paziente, sente i gemiti, apre la porta e vedendo la scena si ingrifa talmente che non può fare a meno di infilare il suo coso nella bocca già spalancata della paziente che non aspettava altro, e glielo succhia come un'invasata che finalmente ha ricevuto la grazia.
Questa scena a metà strada tra le comiche di Ridolini e il gran premio "pisello d'oro" è una delle sequenze del film "Uccelli su commissione per insaziabili porcellone". Naturalmente, a scanso di equivoci, se in una qualsiasi sala d'aspetto, una tizia vi manda con slinguazzamenti e spalancamenti di cosce inequivocabili offerte erotiche, vi consigliamo di chiamare il 113 o, in caso estremo, la fuga a gambe levate.
Trattasi come minimo di una borderline, di una schizofrenica a piede libero, quindi rischiate l'arresto per circonvenzione d'incapace. Se intendiamo per pornografia quella delle grandi ammucchiate, in cui si vedono falli olimpionici che stantuffano per ore vagine surriscaldate, performances da Guinness dei primati che hanno convinto migliaia di ragazze a farsi stuprare anche le orecchie magari con l'illusione di diventare famose come Cicciolina, femmine in calore perpetuo incapaci di resistere alla vista di un pene e che quando sono sole non fanno che trafiggersi con vibratori, carote, candele o cetrioli, ebbene questa pornografia esiste nel mondo delle utopie, negli archetipi platonici, ma non rispecchia fedelmente le situazioni della gente comune. Per la quale fare sesso non è così facile come infilare un gettone nella slot machine o pompare le ruote di una bicicletta.
Il sesso porno è la cosa più facile e rapida del mondo. Come le guardi già godono. Se non ti decidi a calarti i pantaloni, saranno loro a saltarti addosso come cavallette. Nessuno si strugge per amore. I sentimenti sono tabù. Tutti sono seduttori e tombeurs de femmes perché non c'è nulla da sedurre. Che bisogno c'è, se te la sbattono in faccia? Manca il gusto della conquista, il gioco dei preliminari. Manca soprattutto la relazione, la comunicazione fatta anche di alti e bassi, tormenti ed estasi, attese e scoperte reciproche. Solo carne da macello, primi piani di falli che entrano ed escono, fellatio e cunilingus interminabili, bondage, pioggia d'oro, pezzi anatomici sovrapposti e colate di liquido spermatico a volontà, in un gioco delle parti infantile e schematico, dove tutti hanno fretta di togliersi le mutande, dove i ruoli e i rapporti sono superflui e approssimativi. La pornografia corre sui binari dell' inconsistenza, della credibilità incerta. Dietro c'è il nulla, l'assenza, pura materia in movimento. Un'immagine che rimanda a se stessa in una forsennata, iterativa ripetizione. Un eterno ritorno, là dove il sesso non conosce perdite, resiste oltre i confini umani. Un inno ininterrotto all'onnipotenza maschile, in cui ciascuno è l'oggetto dell'altro e gli stessi attori non sono i protagonisti della loro storia ma fantasmi, marionette, proiezioni dello spettatore. Secondo autorevoli studiosi, le donne della pornografia non esistono, sono un'estensione dell'ego maschile, un 'invenzione utopica della fantasia degli uomini, che, stanchi di doversi fare il mazzo per conquistarle, sognerebbero fanciulle divoratrici di falli in ogni angolo del pianeta, perennemente afflitte da fame sessuale arretrata. Non sembra però sia stata presa in considerazione l'ipotesi più semplice che i maschi siano soprattutto di bocca buona e si adeguino a ciò che passa il convento. A parte che, oggi, il mercato a luci rosse non è più esclusiva maschile (è cresciuto enormemente il numero di donne che ammettono di usare oggetti e immagini hard per autostimolarsi).
In realtà le viziose donnine delle pellicole porno, così porcone, spesso ai limiti della caricatura, non sono altro che l'altra faccia della medaglia, opposta e speculare. "the other side of the moon" dell'immagine femminile politically correct, altrettanto esagerata e forzata, imposta nel corso dei secoli dalla morale cristiana: l'angelo del focolare, la ragazza seria, che concede il suo prezioso bene come un regalo o in dote solo quando si sposa, quando è perdutamente innamorata, ma attenta a non godere troppo, altrimenti lui si preoccupa.
Il sesso come puro gioco, il sesso fine a se stesso, il piacere per il piacere è stato negato storicamente soprattutto alle donne come ostacolo di ogni crescita e arricchimento spirituale. In tale contesto storico la pornografia si è propagata clandestinamente, come le associazioni carbonare, incarnando la rivolta del piacere fine a se stesso, la follia distruttiva dell'ordine costituito, la divulgazione della cultura dell'edonismo, i desideri inconfessati, il serbatoio e lo sfogo di tendenze estreme o perverse che sono in ciascuno di noi. Scrittori più o meno licenziosi come l' Aretino, De Sade, Choderlos de Laclos, Baudelaire, Céline e Miller, osteggiati dal potere e dalla censura, hanno sempre espresso, nei loro scritti, un'avversione contro l'establishinent e una potenzialità politica fortemente eversiva e dirompente. Oggi la pornografia ha, in parte, perduto l'alone clandestino e maledetto, anche perché abusi e sesso sfrenato non sono più suo pascolo esclusivo, argomento da bar per soli uomini, ma il pane quotidiano dei media, il chiodo fisso della pubblicità.
C'è sempre qualcuno. sui giornali o in televisione, che ci mette al corrente dei suoi stravizi sessuali, di relazioni, e orgasmi multipli, dell'ultima tecnica per fare l'amore 40 ore di seguito, per farla o farlo impazzire a letto, per trasformare una riunione di condominio in un'orgia selvaggia e per farsi violentare dal proprio marito dopo 20 anni di astinenza sessuale, in una gara di esibizionismo e spregiudicatezza in cui le donne stanno ormai sorpassando gli uomini. Per non parlare poi di una nouvelle vague di scrittrici erotiche d'assalto. L'ultimo romanzo è "Scopami" di Virginie Despentes, storia di due amiche strafatte di droga e di sesso.
Termini come ninfomania ed erotomania, fino a ieri bollati come patologie e disturbi sessuali, finiranno per essere cancellati dal vocabolario. Se un tempo ci voleva poco, magari un amante, per venire marchiate come ninfomani, (da qui lo scandalo pazzesco che suscitavano le insaziabili porcellone della pornografia) quali donne, oggi si definirebbero tali? Forse quelle che inseguono gli uomini per strada, strizzando loro i genitali? Ma queste, grazie a Dio, non sono ancora di moda, altrimenti molti di noi finirebbero per circolare con la cintura di castità a doppia mandata. All'insegna di un esibizionismo sessuale, istrionico, spettacolare, da passerella felliniana, in cui predomina l'ossessione di consumare sesso attraverso la sua reiterata rappresentazione, negli ultimi anni si è affacciato sul palcoscenico dei media il mondo a luci rosse, sempre più sotto il sole e al centro dell'attenzione pubblica, anche se resta tuttora recintato entro i confini della clandestinità e al di là del muro perbenista (di solito chi entra in un sexyshop si muove circospetto, timoroso di essere colto in flagrante e non espone, in bella mostra, il materiale porno sulla scrivania del proprio ufficio). Le pornodive siedono accanto ad Alberoni e a Bevilacqua nei salotti televisivi, concedono autografi. si presentano alle elezioni comunali, organizzano convegni, festival dell'erotismo, persino fiere di beneficenza, in un clima di pappa e ciccia, di sessualità mondana e festaiola. Inoltre fanno il giro d'Italia e predicano il sesso come Cristo predicava la carità e la fratellanza. Sono le sacerdotesse, le messaggere del sesso a go-go, in offerta premio. Il loro slogan è "Amiamoci cosi', senza pudor". In fondo non esprimono trasgressione ma innocenza. purezza. Per loro il sesso non è che un appetito come un altro, un piacere puramente epidermico, come un massaggio, una sauna, un giro delle giostre. Come entrare nel ristorante e ordinare un piatto di tortellini.
La pornografia contro la morale cattolica presenta il sesso innocente, proprio perché trasformato in un puro movimento meccanico. Un esercito ginnico, un fatto anatomico, da manuale didattico da usare nelle scuole durante l'ora di educazione sessuale. Non c'è trasgressione perché non ci sono nè personaggi veri ne' storie vere. E come se dicesse: "Ma che c'è di male a cogliere al volo il primo uccello che passa o a trombare la prima figa che capita a tiro?" E come raccogliere un fiore. Spoglia il sesso di tutte le sovrastrutture, di tutte le spine, di tutte le implicazioni, tutte le distorsioni e moralismi, cioè lo estrae fuori dalla storia, dalla verità, dal contesto narrativo. Vi spiega che aprire la porta del bagno, trovare una che si sta sgrillettando la passera e farsela è la cosa più naturale e innocente del mondo. Non c'è senso di colpa, tradimento, paura di essere scoperti. Se queste situazioni ci sono, sono sfumate, vaghe e ridicolizzate. Quelli che scopano non hanno volto. Figure vuote prive di caratteristiche umane. In fondo è molto più facile parlare di cazzi, culi e fiche piuttosto che di storie e situazioni personali. Si tende a dare al sesso un ruolo sempre più meccanico e sempre meno legato al peccato, alla religione, alla famiglia, all'infanzia, ai complessi di colpa.
I personaggi delle grandi ammucchiate sono innocenti, puri, angeli con la pistola sempre puntata. Basta pensare all'aria candida di Cicciolina da santa troia, disposta a beatificare qualsiasi pisello in grado di sollevarsi. Siete tutti miei, cari cicciolini, diceva. Ecco perché i cicciolini l'hanno eletta, perché lei aveva l'aria di volerseli fare tutti. Prima o poi le immagini delle pornostar verranno distribuite per strada come i santini, le cassette hard spunteranno nei carrelli del supermercato tra le uova e la mozzarella e Cicciolina, raggiunto il meritato riposo, verrà presto beatificata come padre Pio. Intanto sono decisamente in aumento le coppie che preferiscono farsi traviare da Eva Henger e Selen piuttosto che da Bonolis e Costanzo, seriamente intenzionate a pepare certe serate televisive sospese tra noia e paranoia e riattizzare pruriti sopiti. Pornoterapia della coppia per salvare l'unione familiare dunque? A patto di non confondere il sesso virtuale e irreale con quello vero, come è successo ad un quarantenne di Brescia, che, pur essendo sessualmente in regola, prendeva il Viagra per mantenerlo in posizione eretta oltre ogni capacità umana, costringendo così le sue amanti a chiedere pietà. Dopo un infarto, ironia della sorte, il medico gli ha consigliato di non affaticarsi troppo durante gli amplessi.
Il rischio di certa pornografia è di creare un modello irraggiungibile di superman, robot, trivellatore asettico, padrone del membro come uno schermitore della propria spada. Alimenta la retorica frustrante del macho che più macho non si può e sostituisce l'esperienza ponendosi come migliore di essa.
Se finora la caratteristica principale della pornografia è stata l'irrealtà, l'iperbole, la montatura, oggi, sull'onda delle richieste femminili, sempre più presenti e pressanti nel mercato dell'eros, i tempi paiono più maturi per un pomo reale o d'autore, dove l'atto sessuale è inserito all'interno di una storia verosimile che lo legittima.
Un esempio sconcertante e clamoroso viene dalla recente presenza del re del porno Rocco Siffredi dentro il mondo ufficiale del festival di Cannes e delle sue apprezzate prestazioni hard soft all'interno di un film impegnato, come "Romance" di Catherine Breillat. "Non ci vedo nulla di male a mostrare un fallo in fase di penetrazione, in un'opera destinata alle sale normali in cui diamo spazio anche ai sentimenti" ha dichiarato la Breillat. Ma nonostante i suoi buoni propositi ho trovato il film pedante e cerebrale, da rimpiangere: "Uccelli su commissione per insaziabili porcellone". E intanto il cinema francese sembra aver scoperto un filone d'oro ad alto contenuto erotico e "vendono bene" film come "A vendre"di Laetitia Masson, e "Si je t'aime, prends garde à toi" diJeanne Labrune. Certo, non possiamo più parlare di una censura come ai tempi di "Rocco e i suoi fratelli" di Visconti, in cui il famoso strappo delle mutandine ad opera di Renato Salvatori ai danni di Annie Girardeau suscitò le ire di un magistrato che fece scattare la velatura dell'immagine.

Il morboso voyerismo del pubblico, assetato di scene furti, chiede prodotti sempre più diretti, brutali, da cronaca estrema, senza veli, tagli, coperture e rimozioni.
Questo sesso, per tanto tempo confinato fuori dalla porta, camuffato dietro prestazioni da circo equestre, nascosto da risatine, rossori e ammiccamenti, vuole forse abbattere le ultime barriere?
Direi di meditare su un episodio della serie televisiva Linda e il brigadiere. Manfredi padre rientra a casa e sente i gemiti della figlia Claudia Koll che sta inequivocabilmente facendo l'amore. Molto gentilmente esce di casa per lasciarle campo libero e quando viene a sapere che non era un fidanzato, ma una semplice scappatella, le fa capire bonariamente che non condivide, ma non ne fa, tutto sommato, un dramma. E questa la tendenza della nuova famiglia italiana avviata verso il terzo millennio?
Ridimensionare, demistificare il sesso, questo spauracchio colpevole di macelli e tragedie pazzesche? Magari renderlo più facile, meno impegnativo e coinvolgente, adeguandosi alla filosofia della botta e via, del cotto e mangiato, al tutto e subito del consumismo che pensa a tutto, ha risolto tutto, al confezionato, depurato, incellofanato, comprato al supermercato e tenuto in freezer.
Nella società multimediale dell'intrattenimento tutto è innocuo, tutto è possibile, tutto è semplice. Non esiste più nemmeno il senso di colpa. Puoi entrare in un sexyshop dove sono esposti, catalogati, in fila, secondo forme e misure, tutti i tipi di falli e di bambole gonfiabili. Il virtuale ci toglierà presto anche il problema di andare a cercare un altro partner, ci porterà dentro casa una modella da sballo scelta su un catalogo. E non devi stare lì a telefonare e a perdere tempo con cene e regali. Te la fai in tutte le posizioni e poi la rimandi indietro, senza nemmeno riaccompagnarla a casa. Ma non rischiamo di disabituarci, del tutto, ai comportamenti normali, con le difficoltà di rapporto e di conquista, le schermaglie, i no e i sì e le buche agli appuntamenti?
E il caso di ricordare le parole di Luigi De Marchi, nella prefazione al mio libro Il gioco delle coppie "Certo, combattiamo la sessuofobia che ha prodotto tanti orrori nei secoli andati, ma stiamo attenti alla patofobia (cioè alla paura della sofferenza) che ha prodotto e produce tanta superficialità nel nostro secolo!

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