UN
MONDO A LUCI ROSSE Ottobre 1999
Articolo di Roberto Di Marco pubblicato su Playboy
Siamo ancora
considerati quegli impareggiabili latin-lovers di alcuni decenni fa, oppure la nostra fama di impenitenti sex-hunters e' ormai del tutto sbiadita?
Gli
Italiani e l'amore 
(noi e le donne)
Articolo scritto
da Roberto Di Marco per Playboy
AMOROSA VISIONE Aprile
2001
racconto di
Roberto Di Marco scritto per Playboy
Questo racconto e' una parodia del fortunato programma "Grande Fratello" e ridicolizza il degrado mentale raggiunto dai telespettatori e da certe trasmissioni televisive.
UN MONDO
A Luci
Rosse Ottobre 1999
Illustrazioni
Lido Contemori
Articolo di Roberto Di Marco pubblicato su Playboy
Immaginate la scena: sala d'attesa di un dentista. Una signora distinta e tre uomini distinti. Improvvisamente lei comincia a dimenarsi travolta da fremiti incontrollati di libidine. Dischiude le labbra sporgendo la lingua, si sbottona la camicia, si tocca il seno lascivamente, spalanca le gambe, lasciando intravedere il suo rigoglioso tesoro alle facce allucinate dei tre soggetti. Non passa un minuto ed è sommersa da tre falli implacabili che la tempestano e la vergano senza tregua e di santa ragione. Il dentista, intento a curare la bocca di un'altra paziente, sente i gemiti, apre la porta e vedendo la scena si ingrifa talmente che non può fare a meno di infilare il suo coso nella bocca già spalancata della paziente che non aspettava altro, e glielo succhia come un'invasata che finalmente ha ricevuto la grazia.
Questa scena a metà strada tra le comiche di Ridolini e il gran premio "pisello d'oro" è una delle sequenze del film "uccelli su commissione per insaziabili porcellone". Naturalmente, a scanso di equivoci, se in una qualsiasi sala d'aspetto una tizia vi manda con slinguazzamenti e spalancamenti di cosce inequivocabili offerte erotiche, vi consigliano di chiamare il 113 o, in caso estremo, la fuga a gambe levate.
Trattasi come minimo di una borderline, di una schizofrenica a piede libero, quindi rischiate l'arresto per circonvenzione d'incapace. Se intendiamo per pornografia quella delle grandi ammucchiate, in cui si vedono falli olimpionici che stantuffano per ore vagine surriscaldate, performance da Guinness dei primati che hanno convinto migliaia di ragazze a farsi stuprare anche le orecchie magari con l'illusione di diventare famose come
Cicciolina, femmine in calore perpetuo incapaci di resistere alla vista di un pene, e che quando sono sole non fanno che trafiggersi con vibratori, carote, candele o cetrioli, ebbene questa pornografia esiste nel mondo delle utopie, negli archetipi platonici, ma non rispecchia fedelmente le situazioni della gente comune. Per la quale fare sesso non è così facile come infilare un gettone nella slot machine o pompare le ruote di una bicicletta.
Il sesso porno è la cosa più facile e rapida del mondo. Come le guardi già godono. Se non ti decidi a calarti i pantaloni, saranno loro a saltarti addosso come cavallette. Nessuno si strugge per amore. I sentimenti sono tabù. Tutti sono seduttori e trombeurs de femmes perché non c'è nulla da sedurre. Che bisogno c'è, se te la sbattono in faccia? Manca il gusto della conquista, il gioco dei preliminari. Manca soprattutto la relazione, la comunicazione fatta anche di alti e bassi, tormenti ed estasi, attese e scoperte reciproche. Solo carne da macello, primi piani di falli che entrano ed escono, fellatio e cunilingus interminabili,
bondage. Pioggia d'oro, pezzi anatomici sovrapposti e colate di liquido spermatico a volontà, in un gioco delle parti infantile e schematico, dove tutti hanno fretta di togliersi le mutande, dove i ruoli e i rapporti sono superflui e approssimativi. La pornografia corre sui binari dell' inconsistenza, della credibilità incerta. Dietro c'è il nulla, l'assenza, pura materia in movimento. Un'immagine che rimanda a se stessa in una forsennata, iterativa ripetizione. Un eterno ritorno, là dove il sesso non conosce perdite, resiste oltre i confini umani. Un inno ininterrotto all'onnipotenza maschile, in cui ciascuno è l'oggetto dell'altro e gli stessi attori non sono i protagonisti della loro storia, ma fantasmi, marionette, proiezioni dello spettatore. Secondo autorevoli studiosi, le donne della pornografia non esistono. sono un'estensione dell'ego maschile, un 'invenzione utopica della fantasia degli uomini, che, stanchi di doversi fare il mazzo per conquistarle, sognerebbero fanciulle divoratrici di falli in ogni angolo del pianeta, perennemente afflitte da fame sessuale arretrata. Non sembra però sia stata presa in considerazione l'ipotesi più semplice che i maschi siano soprattutto di bocca buona e si adeguino a ciò che passa il convento. A parte che, oggi, il mercato a luci rosse non è più esclusiva maschile (è cresciuto enormemente il numero di donne che ammettono di usare oggetti e immagini hard per
autostimolarsi).
In realtà le viziose donnine delle pellicole porno, così porcone, spesso ai limiti della caricatura, non sono altro che l'altra faccia della medaglia, opposta e speculare. "the other side of the
moon" dell'immagine femminile politically correct, altrettanto esagerata e forzata, imposta nel corso dei secoli dalla morale cristiana: l'angelo del focolare, la ragazza seria, che concede il suo prezioso bene come un regalo o in dote solo quando si sposa, quando è perdutamente innamorata, ma attenta a non godere troppo, altrimenti lui si preoccupa.
Il sesso come puro gioco, il sesso fine a se stesso, il piacere per il piacere è stato negato storicamente soprattutto alle donne come ostacolo di ogni crescita e arricchimento spirituale. In tale contesto storico la pornografia si è propagata clandestinamente, come le associazioni carbonare, incarnando la rivolta del piacere fine a se stesso, la follia distruttiva dell'ordine costituito, la divulgazione della cultura dell'edonismo, i desideri inconfessati, il serbatoio e lo sfogo di tendenze estreme o perverse che sono in ciascuno di noi. Scrittori più o meno licenziosi come l' Aretino, De
Sade, Choderlos de Laclos, Baudelaire, Céline e Miller, osteggiati dal potere e dalla censura, hanno sempre espresso, nei loro scritti, un'avversione contro
l'establishinent e una potenzialità politica fortemente eversiva e dirompente. Oggi la pornografia ha, in parte, perduto l'alone clandestino e maledetto, anche perché abusi e sesso sfrenato non sono più suo pascolo esclusivo, argomento da bar per soli uomini, ma il pane quotidiano dei media, il chiodo fisso della pubblicità.
C'è sempre qualcuno. sui giornali o in televisione, che ci mette al corrente dei suoi stravizi sessuali, di relazioni, e orgasmi multipli, dell'ultima tecnica per fare l'amore 40 ore di seguito, per farla o farlo impazzire a letto, per trasformare una riunione di condominio in un'orgia selvaggia e per farsi violentare dal proprio marito dopo 20 anni di astinenza sessuale, in una gara di esibizionismo e spregiudicatezza in cui le donne stanno ormai sorpassando gli uomini. Per non parlare poi di una nouvelle vague di scrittrici erotiche d'assalto. L'ultimo romanzo è "Scopami" di Virginie
Despentes, storia di due amiche strafatte di droga e di sesso.
Termini come ninfomania ed erotomania, fino a ieri bollati come patologie e disturbi sessuali, finiranno per essere cancellati dal vocabolario. Se un tempo ci voleva poco, magari un amante, per venire marchiate come ninfomani, (da qui lo scandalo pazzesco che suscitavano le insaziabili porcellone della pornografia) quali donne, oggi si definirebbero tali? Forse quelle che inseguono gli uomini per strada, strizzando loro i genitali? Ma queste, grazie a Dio, non sono ancora di moda, altrimenti molti di noi finirebbero per circolare con la cintura di castità a doppia mandata. All'insegna di un esibizionismo sessuale, istrionico, spettacolare, da passerella
felliniana, in cui predomina l'ossessione di consumare sesso attraverso la sua reiterata rappresentazione, negli ultimi anni si è affacciato sul palcoscenico dei media il mondo a luci rosse, sempre più sotto il sole e al centro dell'attenzione pubblica, anche se resta tuttora recintato entro i confini della clandestinità e al di là del muro perbenista (di solito chi entra in un sexyshop si muove circospetto, timoroso di essere colto in flagrante e non espone, in bella mostra, il materiale porno sulla scrivania del proprio ufficio. Le pornodive siedono accanto ad Alberoni e a Bevilacqua nei salotti televisivi, concedono autografi. si presentano alle elezioni comunali, organizzano convegni, festival dell'erotismo, persino fiere di beneficenza, in un clima di pappa e ciccia, di sessualità mondana e festaiola. Inoltre fanno il giro d'Italia e predicano il sesso come Cristo predicava la carità e la fratellanza. Sono le sacerdotesse, le messaggere del sesso a go-go, in offerta premio. Il loro slogan è "Amiamoci
cosi', senza pudor". In fondo non esprimono trasgressione ma innocenza. purezza. Per loro il sesso non è che un appetito come un altro, un piacere puramente epidermico, come un massaggio, una sauna, un giro delle giostre. Come entrare nel ristorante e ordinare un piatto di tortellini.
La pornografia contro la morale cattolica presenta il sesso innocente, proprio perché trasformato in un puro movimento meccanico. Un esercito ginnico, un fatto anatomico, da manuale didattico da usare nelle scuole durante l'ora di educazione sessuale. Non c'è trasgressione perché non ci sono nè personaggi veri ne' storie vere. E come se dicesse: "Ma che c'è di male a cogliere al volo il primo uccello che passa o a trombare la prima figa che capita a tiro?" E come scegliere un fiore. Spoglia il sesso di tutte le sovrastrutture, di tutte le spine, di tutte le implicazioni tutte le distorsioni e moralismi, cioè lo estrae fuori dalla storia dalla verità, dal contesto narrativo. Vi spiega che aprire la porta del bagno, trovare una che si sta sgrillettando la passera e farsela è la cosa più naturale e innocente del mondo. Non c'è senso di colpa, tradimento, paura di essere scoperti. Se queste situazioni ci sono, sono sfumate, vaghe e ridicolizzate che scopriamo non hanno volto. Figure vuote prive di caratteristiche umane. In fondo è molto più facile parlare di
cazzi, culi e fiche piuttosto che di storie e situazioni personali. Si tende a dare al sesso un ruolo sempre più meccanico e sempre meno legato al peccato. alla religione, alla famiglia, all'infanzia, ai complessi di colpa.
I personaggi delle grandi ammucchiate sono innocenti, puri, angeli con la pistola sempre puntata. Basta pensare all'aria candida di Cicciolina da santa troia, disposta a beatificare qualsiasi pisello in grado di sollevarsi. Siete tutti miei, cari
cicciolini, diceva. Ecco perché i cicciolini l'hanno eletta, perché lei aveva l'aria di volerseli fare tutti. Prima o poi le immagini delle pornostar verranno distribuite per strada come i santini, le cassette hard spunteranno nei carrelli del supermercato tra le uova e la mozzarella e
Cicciolina, raggiunto il meritato riposo, verrà presto beatificata come padre Pio. Intanto sono decisamente in aumento le coppie che preferiscono farsi traviare da Eva Henger e Selen piuttosto che da Bonolis e Costanzo, seriamente intenzionate a pepare certe serate televisive sospese tra noia e paranoia e riattizzare pruriti sopiti. Pornoterapia della coppia per salvare l'unione familiare dunque? A patto di non confondere il sesso virtuale e irreale con quello vero, come è successo ad un quarantenne di Brescia, che, pur essendo sessualmente in regola, prendeva il Viagra per mantenerlo in posizione eretta oltre ogni capacità umana, costringendo così le sue amanti a chiedere pietà. Dopo un infarto, ironia della sorte, il medico gli ha consigliato di non affaticarsi troppo durante gli amplessi.
Il rischio di certa pornografia è di creare un modello irraggiungibile di superman, robot, trivellatore asettico, padrone del membro come uno schermitore della propria spada. Alimenta la retorica frustrante del macho che più macho non si può e sostituisce l'esperienza ponendosi come migliore di essa.
Se finora la caratteristica principale della pornografia è stata l'irrealtà, l'iperbole, la montatura, oggi, sull'onda delle richieste femminili, sempre più presenti e pressanti nel mercato dell'eros, i tempi paiono più maturi per un pomo reale o d'autore, dove l'atto sessuale è inserito all'interno di una storia verosimile che lo legittima.
Un esempio sconcertante e clamoroso viene dalla recente presenza del re del porno Rocco Siffredi dentro il mondo ufficiale del festival di Cannes e delle sue apprezzate prestazioni hard soft all'interno di un film impegnato, come "Romance" di Catherine
Breillat. "Non ci vedo nulla di male a mostrare un fallo in fase di penetrazione, in un'opera destinata alle sale normali in cui diamo spazio anche ai sentimenti" ha dichiarato la
Breillat. Ma nonostante i suoi buoni propositi ho trovato il film pedante e cerebrale, da rimpiangere: "Uccelli su commissione per insaziabili porcellone". E intanto il cinema francese sembra aver scoperto un filone d'oro ad alto contenuto erotico e "vendono bene" film come "A
vendre"di Laetitia Masson, e "Si je t'aime, prends garde à toi" diJeanne
Labrune. Certo, non possiamo più parlare di una censura come ai tempi di "Rocco e i suoi fratelli" di Visconti, in cui il famoso strappo delle mutandine ad opera di Renato Salvatori ai danni di Annie Girardeau suscitò le ire di un magistrato che fece scattare la velatura dell'immagine.
Il morboso voyerismo del pubblico, assetato di scene furti, chiede prodotti sempre più diretti, brutali, da cronaca estrema, senza veli, tagli, coperture e rimozioni.
Questo sesso, per tanto tempo confinato fuori dalla porta, camuffato dietro prestazioni da circo equestre, nascosto da risatine, rossori e ammiccamenti, vuole forse abbattere le ultime barriere?
Direi di meditare su un episodio della serie televisiva Linda e il brigadiere. Manfredi padre rientra a casa e sente i gemiti della figlia Claudia Koll che sta inequivocabilmente facendo l'amore. Molto gentilmente esce di casa per lasciarle campo libero e quando viene a sapere che non era un fidanzato, ma una semplice scappatella, le fa capire bonariamente che non condivide, ma non ne fa, tutto sommato, un dramma. E questa la tendenza della nuova famiglia italiana avviata verso il terzo millennio?
Ridimensionare, demistificare il sesso questo spauracchio colpevole di macelli e tragedie pazzesche? Magari renderlo più facile, meno impegnativo e coinvolgente, adeguandosi alla filosofia della botta e via, del cotto e mangiato, al tutto e subito del consumismo che pensa a tutto, ha risolto tutto, al confezionato, depurato,
incelofanato, comprato al supermercato e tenuto in freezer.
Nella società multimediale dell'intrattenimento tutto è innocuo, tutto è possibile, tutto è semplice. Non esiste più nemmeno il senso di colpa. Puoi entrare in un sexyshop dove sono esposti, catalogati, in fila, secondo forme e misure, tutti i tipi di falli e di bambole gonfiabili. Il virtuale ci toglierà presto anche il problema di andare a cercare un altro partner, ci porterà dentro casa una modella da sballo scelta su un catalogo. E non devi stare lì a telefonare e a perdere tempo con cene e regali. Te la fai in tutte le posizioni e poi la rimandi indietro, senza nemmeno riaccompagnarla a casa. Ma non mischiamo di disabituarci, del tutto, ai comportamenti normali, con le difficoltà di rapporto e di conquista, le schermaglie i no e i sì e le buche agli appuntamenti?
E il caso di ricordare le parole di Luigi De Marchi, nella prefazione al mio libro Il gioco delle coppie "Certo, combattiamo la sessuofobia che ha prodotto tanti orrori nei secoli andati, ma stiamo attenti alla patofobia (cioè alla paura della sofferenza) che ha prodotto e produce tanta superficialità nel nostro secolo! "
Questo racconto e' una parodia del fortunato programma "Grande Fratello" e ridicolizza il degrado mentale raggiunto dai telespettatori e da certe trasmissioni televisive.
AMOROSA VISIONE
racconto di
Roberto Di Marco
P. T. è un amico. Si presenta da me in condizioni pietose. Ogni tanto pratico terapie selvagge di pronto intervento per casi disperati. Ecco la storia che mi ha rovesciato addosso in lacrime e a sprazzi. Ha conosciuto la quintessenza dell'erotismo. Una di quelle donne con cui fai fatica a reggere la conversazione, perché vorresti prima scopare, poi chiederle come si chiama. Come l'ha vista gli si sono accesi tutti gli special. Era in uno di quei party raffinati, di gente appartenente ad una casta superiore, in cui ognuno cerca negli altri la prova della propria esistenza, dove vai al solo scopo di metterti in mostra, farti fotografare accanto al nume televisivo, ridere di boiate pazzesche e rimorchiare qualche bonazza da chiavare preferibilmente la sera stessa. Cani famelici in cravatta. Il successo, la risonanza, il presenzialismo. Occhi che guardano avidamente, tanti che ti riconoscono, tutti amici che ti gesticolano, in un'orgia di sorrisi stampati in faccia, bisbigli confidenziali, voci roboanti, cazzate spiritose, bocche che divorano pasticcini, pizzette, che trangugiano drink, personaggi dello spettacolo super restaurati, obbligati a ripetere l'immagine vincente, attori, presentatori, marchettari, cani sciolti. Tutti ossessionati dalla paura di vivere in penombra, essere dimenticati, sepolti vivi, buttati nel cesso, disposti a dare il deretano per essere salutati dal regista famoso, rimediare una foto in atteggiamento confidenziale con Alba Parietti. Ciò che conta è esserci. C'ero anch'io. Ciao caro, come stai? Una voce solitaria nella folla. Ci sono anch'io. Esisto. Eccomi. Quella sera brancolava nel buio. Che spazio aveva P. T.? Qualche particina in film di serie B. Gli mancava il salto. Il grande salto. Era lì pronto come un giaguaro. Sognava la scia che si apre al suo passaggio, i flash, soprattutto i sorrisi delle belle fiche. Fin'ora ne aveva trombate circa trecento, ma si sentiva frustrato perché c'erano altri tre miliardi che non si era ancora fatto. La festa, ormai languiva. A parte quelle accoppiate e alcune cozze, le altre se la tiravano più di Greta Garbo. Pur di non finire in bianco, considerò l'idea di sbattersi anche uno scarto, un rottame, qualcosa in grado di respirare. Era immerso in questi pensieri quando fu sopraffatto dall'amorosa visione. Come uno stacco da tutto l'ambiente. Qualcosa che ti risucchia, ti tira per i capelli, ti porta fuori. Un uragano irrompe nella statica quiete di una di quelle tante serate riciclate, sbaragliando la tua insipida esistenza. I tuoi occhi non vagano più nel vuoto, smettono di cercare, si posano fissi, estatici sull'oggetto dei desideri. Davanti a te, in persona, lei. In piedi, altera e statuaria, di fronte a un tizio con gli occhiali, mellifluo, con un sorrisetto da sorcio, artificiale, da festa mondana, stampato sulle labbra. Lei ignorava totalmente lui che seduto in poltrona gli lanciava occhiate rapaci ma contenute per non sembrare troppo rapaci, mentre fantasticava, immaginava, vedeva, come in un'allucinazione, ciò che un tailleur di seta con spacco, fasciava fino alla caviglia. Finalmente l'occasione! Il soggetto allampanato si leva miracolosamente dai coglioni, lei si adagia deliziosamente su un divano, tutta sola, ineffabile, splendente di luce propria e lui come un falco distratto, che cerca di non sembrare un falco, le si è fiondato accanto. Da quel momento il miracolo! Non si sono più staccati, dimenticando l'esistenza insulsa del mondo circostante, racchiusi in una specie di alone celeste. Dopo aver sfoderato tutto il suo curriculum e averla travolta con la sua cultura pret a porter, collaudata per il rimorchio, ottiene un suo invito, per la sera stessa, nello studio di lei. (Si, perché appena lei ha detto di essere pittrice, lui si è trasformato in un collezionista maniacale di quadri, amico di pittori e critici illustri) Era sicuro che se la sarebbe fatta la sera stessa perché lo toccava in continuazione. Addirittura in un momento fugace, confidenziale, lui le ha sfiorato con le labbra il lobo sinistro. Era ai preliminari un po' contenuti, per questo più stuzzicanti. Finalmente escono come due amanti in fuga. Eccoli soli in macchina. Un bacio furioso, bestiale, divorante. E poi via nella notte verso la casa di lei. Lei, carezzevole, con le cosce rivolte verso il cambio gli strusciava la mano. Immaginò di girare in qualche fratta, abbassare il sedile e strapparle le mutande ma cercò di darsi un contegno. Lì abita un pittore mio amico, De Simone. Non so se lo conosci. Un emergente. Ha una pennellata istintiva, naif. Accidenti che chiavata. Come arrivo a casa la sbatto sul letto, altro che quadri. Se lo sentiva già duro. Lei, da gran troia, sempre più accattivante, ammiccante. Finalmente a casa. Bevi qualcosa? Si grazie. Sono questi i quadri? Ma sono bellissimi. Non aveva mai visto cagate simili. Lui si accomoda. Lei gli porge da bere. Si siede al suo fianco. Ecco il momento. Le prende la mano. Lei ci sta. Bacio sul collo improvviso, fugace. Lei ci sta. Mano che scivola sotto la gonna. Lei ci sta. La mano sale, sempre più su. Lei freme, sbrodola, si contorce come un'anguilla. Lui sta per immergere la testa fra le sue cosce ma ecco un coro di voci alle spalle. Personaggi che sbucano come marziani, come zoccole inferocite. Un regista della RAI l'abbraccia. Sei andato benissimo. Metti una firma qui. Ma chi cazzo siete? T'abbiamo seguito, inseguito, braccato con le telecamere nascoste. Sarai lanciato nel reality show. Abbiamo raccolto brandelli della tua vita di tutti i giorni Ti abbiamo spiato nella privacy, mentre giri per casa in mutande, ti fai la barba, ti tagli le unghie e fermi una donna per strada. Ne faremo un film da sballo in cui la realtà diventa spettacolo. Proponiamo una tv guardona. La gente è stufa della fiction, vuole la verità, la trasparenza. In te vediamo il macho da pollaio, sopravvissuto al femminismo e alla globalizzazione. Rilanciamo il mito del latin lover, quello che ci prova con tutte, che si rigira per guardare il culo, che colleziona donne come figurine, bugiardo, infedele quanto vuoi ma disarmante, encantador. Sarai la nostra identità nazionale. Troppo forte l'occhio allupato con cui punti la preda. Dritto allo scopo come un rinoceronte. Basta con tutti questi cazzetti mosci. Il successo. Lo vuoi il successo? E allora firma, che aspetti? Ma sono piaciuto? Calma! La parola al pubblico. È lui il giudice supremo, assoluto, il despota capriccioso e volubile. Qui siamo tutti appesi all'audience come malati terminali al tubo dell'ossigeno. Ed eccolo in televisione, in prima serata. Il pubblico cincischia. L'audience barcolla. Poi centinaia di telefonate in diretta. Si, è lui, l'hanno riconosciuto, l'italiano della porta accanto, in cui tutti si identificano, un po' esibizionista, un po' bambinone, mammone, innamorato di se. Il pubblico, come in un anfiteatro romano, ha alzato il pollice in alto. Applaudito, acclamato. Abbracci, baci, complimenti. Subito un contratto per un film. Il presentatore l'abbraccia. Ce l'hai fatta! Sei dei nostri. Invitato nelle trasmissioni televisive, nei locali alla moda, nelle discoteche di grido, nei salotti eccellenti. Conquista con allegria senza fingersi un intellettuale, osserva una conduttrice dall'orgasmo facile. La gente lo riconosce per strada. Autografi, fotoreporter alle costole. I giornali, i settimanali, le interviste non si contano. Lei cosa ha provato nel momento in cui sono sbucati gli uomini della troupe televisiva? M'hanno bloccato mentre stavo per farmela. Li mortacci loro! Le oche giulive sono tutte bagnate, lo acclamano dalla platea. Basta col micio, ridateci il macho. Ma Graziella Buttalafava, del settimanale per donne sole, insorge. Basta col macho, ridateci il micio. L'Italia è divisa. La sessualità è ormai uno status symbol, un dovere sociale tuona Zambroni, il sociologo del momento. Nessuno ci capisce una minchia ma tutto fa brodo. Ci avete rotto i coglioni col recupero nell'uomo della femminilità strilla Magnaschi, il critico letterario. Un settimanale lancia un test intrigante. E tu sapresti come conquistarlo? Migliaia di donne sognano di farsi violentare da lui. In lui la forza della natura si mescola all'ingenuità titola un rotocalco. Anche la mamma è investita dalla fama. Indicata dai passanti. Eccola! Abbracciata, complimentata, subissata di telefonate, di complimenti. È lei che l'ha partorito! Invitata in televisione. Cosa si prova a essere la mamma di Pedro? Dopo i consigli per gli acquisti sogghigna gongolante il presentatore. La fama raggiunge il macellaio dove la mamma di Pedro va a comprare la carne per Pedro. E tutti vanno dal macellaio della mamma di Pedro per vedere la mamma di Pedro che compra la carne per Pedro. Il macellaio stranito, sbigottito, è in televisione. Cosa si prova a essere il macellaio di Pedro? Che tipo di carne mangia Pedro? Ariecco i consigli per gli acquisti. Tutti si vantano di qualcosa. Io ci ho parlato. Io l'ho visto. Io l'ho toccato, io l'ho baciato. Io ci ho scopato, ricorda una biondina. Me l'ha messo due volte di dietro con la forza e sogna di confessarsi in lacrime nel talk show dei talk show, davanti a lui, il re dei presentatori. Vengono invitati in televisione tutti quelli che lo hanno conosciuto. I miracolati. Amici, zii, nipoti, le sue ex, il suo gatto. Tutti irradiati da sprazzi di gloria. Com'era, che faceva, come si comportava. Lo trovate cambiato? Ma è proprio così? Cosa si prova a essere lo zio, il nipote, il nonno, il compagno di scuola, il vicino di casa di Pedro? Scusi, un particolare piccante, qualcosa di più personale, di esclusivo, di intimo. Lasciate passare per cortesia. Intorno i lacchè. I registi, i produttori, le guardie del corpo, il curatore d'immagine. Mi raccomando Pedro sii te stesso. Vai con la parolaccia. Un bel vaffanculo in diretta televisiva. La parola d'ordine è spontaneità, mandare tutti a cagare. Se vedi tra il pubblico una che ti piace, cerca di fartela davanti a tutti. È l'audience, il pubblico che lo vuole, questo mostro vorace, con milioni di teste, assetato di emozioni forti, che vuole tutto subito, come un bambino viziato e perverso. Un coro si alza verso di lui, lo acclama. Non c'è premio Nobel che tenga. Un partito gli offre la sua candidatura, dato l'interesse crescente per le performances sessuali dei politici. Un settimanale pubblica la sua foto col pisello da fuori. Un paparazzo è riuscito ad arrampicarsi sulla finestra del cesso. Qual'è l'uomo più importante del momento? chiedono a dei concorrenti televisivi. Il papa. No. Il presidente della repubblica? Ma è lui, Pedro, il re del rimorchio, il gallo cedrone nazionale, il trivellatore che non perdona, l'erede del principe fusto, di un certo playboy casereccio, fatto in casa, simbolo di un'Italia al tramonto, provinciale ma vera, sanguigna, godereccia. Sceglie tre oche e se le porta a casa. Un'orgia pazzesca. E l'indomani telefona lei, amorosa visione. Ci vediamo? Certo. Questa volta anche davanti alle telecamere la sfondo. Non mi ferma nemmeno la Santa Sede. Ed eccolo di nuovo a casa di lei come quella famosa sera. Si sta spogliando come la Loren nel film ieri oggi e domani. Dai, levati tutto, troia. Dove ce l'hai nascosta la telecamera? Si lo so che avete le telecamere nascoste, che state tutti acquattati. Gli sembra di sentire il pubblico che lo incita. Volete vedere come me la chiavo? Porci, guardoni. Volete la diretta? Pervertiti, depravati, maniaci. In che posizione volete che ve la metto? Volete vedere quanto sono bravo? Adesso ve lo mostro. Ma c'è qualcosa che non risponde. Che diavolo fai? Lui non ne vuol sapere, il figlio di mignotta. Se ne sta tutto imbronciato, ritirato in se stesso e si rifiuta di uscire in pubblico, di dare spettacolo. Hai voglia a dirgli bello, su da bravo. Niente, più moscio di un pesce fracico. Hei svegliati. Proprio adesso? Ora è qui, nel mio studio, sdraiato sul lettino.
Roberto Di Marco
Sulle nostre capacita' amatorie, se ne sono sentite, ultimamente, di cotte e di crude: 'Gli italiani non soddisfano piu' le loro partners le quali si abbandonano a sacrosanti adulteri"; oppure: "Secondo una inchiesta del prestigioso
periodico xxyy: i nostri connazionali sono in testa alla graduatoria degli uomini con più sex-appeal nel mondo" ecc. ecc.
Playboy ha voluto fare una propria indagine sulla faccenda. Ecco quanto è riuscito a sapere il nostro collaboratore Roberto di Marco.
Gli Italiani e l'amore (Noi e le donne)
Il problema piu' serio per gli italiani, relativamente ai rapporti con il sesso debole è che, accanto all'esibizione di sé, all'elenco dei trofei esposti, c'è, paradossalmente, una idealizzazione della donna che ricorda la figura.materna dominante, assorbente. (molti personaggi femminili del nostro cinema come la Loren, la Lollobrigida; la Magnani, la Muti, la Cucinotta, hanno qualcosa di materno, sottilmente autoritario; mentre l'uomo è il bambino scapestrato che alla fine, si lascia condurre all'ovile). Il successo di tanti film all'italiana sta nel fatto che non raccontano nulla di nuovo, ma ci rassicurano che, dopo tutto, non siamo cambiati. Dai rubacuori Antonio Cifariello e Renato Salvatori che si aggiustavano il nodo della cravatta appena compariva una bella donna, al "si tromba" di Leonardo Pieraccioni che in "Fuochi d'artificio" se le fa tutte, dalla spider da rimorchio dei tempi del Sorpasso a quello del Gallo cedrone, il maschio italico è uguale a se stesso, specchio di un Italietta ancora provinciale e velleitaria, ingenua e furbesca, spaccona e sognatrice.
Certo, il. tempo è irrimediabilmente passato, incalzato dai rapidi cambiamenti tecnologici, ma nel fondo di ognuno di noi, si resta disperatamente uguali, perché l'animo umano è fondamentalmente nostalgico e conservatore. Così, il revival del passato non è che una reazione ai cambiamenti, contro la pretesa di doverci emancipare a tutti i costi, diventare moderni, europei. internazionali. cosmopoliti. Una difesa etnica della nostra identità. Della nostra immagine. E la prima immagine da difendere, per la quale siamo conosciuti nel mondo, non è forse quella di impenitenti, inguaribili donnaioli? Una fama sempre in piedi, che resiste alle mode, ai cataclismi, alle stragi, ai mutamenti epocali. L'italiano, all'estero, si nota subito. Fa il galante con la ragazza della dogana, l'addetta all'informazione turistica, la cameriera d'albergo. E un modo per farsi riconoscere, un suo tratto distintivo, come un biglietto da visita. Smascherato in patria dalle connazionali, ritrova fuori casa la baldanza dei tempi prefemministi.
Ma in Italia è davvero fuori uso come si legge regolarmente sulle pagine dei giornali?
Dichiara Eva, Finlandese, 26 anni, a Roma da un anno: Non è possibile avere un amico italiano. Ci provano tutti. Però garbatamente. Con piccole attenzioni. In Finlandia la desolazione. Giornate perse nel vuoto di un bar a sperare che qualcuno si faccia vivo. Però, in fondo, in Finlandia mi sento più libera. Quando mi va, vado in discoteca, avvicino un ragazzo che mi piace e spesso finiamo a letto. Qui non puoi farlo. Ti stanno subito addosso. E poi ti prenderebbero per una donna facile. In Italia è difficile sentirsi con un uomo sullo stesso piano. O sei sotto o sei sopra. Per la donna c'è sempre un'attenzione particolare, uno sguardo diverso". A dispetto dei vari opinionisti che ci ripetono che il maschio è al capolinea o degli stilisti di moda che ce lo propongono effemminato, l'italiano non dimenticherà mai che una donna è una donna, nemmeno se fa il Presidente della Camera. Anzi, al suo cospetto, diventa un altro, si esibisce, la esalta e la riempie di attenzioni. E lo fa pure se non gliene frega niente, per dovuta galanteria, per timore di essere scambiato per omosessuale ma soprattutto per sfoggiare il suo sexy appeal di amante latino. E questo, in un'epoca che tende all'appiattimento dei sessi, diventa un tentativo eroico contro la minaccia di un futuro spoetizzato e senza contrasti.
Per Antonella Borallevi: "Gli uomini ne hanno passate tante. Bisogna che riposino, poveretti. Dovendo scegliere come, pare abbiano deciso per il risparmio amoroso". Risparmio discutibile, dal momento che secondo il rapporto Asper, almeno un italiano su tre, apre il portafoglio per una manciata di sesso mercenario. (Forse in questo l'italiano non è cambiato: A casa fiacco. Fuori mandrillo). La sessuologa Shere Hite riferi' in una intervista: "Gli uomini tendono a fuggire i legami perché hanno paura di innamorarsi, vivere emozioni vere". Persino una conclamata sessuologa ha costruito una teoria su quella balia maestosa che raccontano tutti gli uomini quando desiderano scaricare elegantemente una donna: "Sai cara, ho paura di innamorarmi. Sono troppo abituato alla mia libertà".
La verità è che, innamorarsi, di questi tempi, non è facile come copulare e la passione amorosa è, spesso, un sogno frustrato e gonfiato, sull'onda dei grandi amori tra vip. Ma in definitiva questo maschio è o non è una specie in via in estinzione? Una cosa, è, irrimediabilmente, cambiata: il modo con cui lei lo guarda. Non più in adorazione trasognata come quando lo aspettava tra le pareti domestiche, ignara del mondo e fantasticava sulle sue mirabili imprese. Ma lui, sconquassato da trent'anni di femminismo, non sembra poi così tumefatto. Come dimostra un recente sondaggio, apprezza la donna che porta i soldi a casa, che sa cambiare la ruota di una macchina e che non dica sempre adesso chiamo mio marito". In fondo, si adatta bene sia a fare il macho che il micio, pur rimanendo fedele a se stesso, si capisce, più o meno dall'epoca delle palafitte.
Ma sentiamo ora come si difende. A.L. noto dragueur romano, trentasette anni, da vent'anni battitore libero della fauna femminile: "La donna italiana, secondo me, ha, ancora, la terribile paura di venire usata. Metti che adesso citofona una che vende aspirapolveri. La fai salire. Colpo di fulmine, Si innamora di te. Non ci sta subito. Perché? Che cosa pensa? Questo mi porta a letto e basta. Atavica concezione sociale che se la donna ci sta, ha da perdere. Pietro Germi
64. Sedotta e abbandonata. Viene a casa tua. Si eccita. Fate l'amore. Poi quando torna a casa sua, pensa: Ma questo che fa? Mi porta a casa, mi scopa e poi mi riporta? Che sono? La sua puttana? Quindi alle soglie del Duemila non è cambiato nulla. L'altro ieri a piazza Navona con una, seduti al bar, dico: Andiamo a casa mia? Sai che m'ha risposto? Non hai fantasia. Dico: Perché non inventi qualcosa pure te? Le donne sono spesso in fase di attesa, in una posizione di passività mentale. Pronte a criticarti senza pietà. Guai se sei banale. Passa una per strada. Le fai un complimento. Sei classificato come il solito pappagallo. All'estero, in tanti Paesi, sono più disponibili e meno passive. Entri in una discoteca in Danimarca, vedi gli uomini davanti a un boccale di birra e le donne che li invitano a ballare. In Brasile avvicini una per strada, se le piaci, la sera già siete a letto. Non ti dico se gli fai la corte classica. Anche un fiore. Una piccola attenzione. Sballano. Si sciolgono come zollette di zucchero. I latino americani non perdono tempo. Se ci stanno bene, sennò ciao. Le mettono incinta e poi le mollano. Quindi le donne si danno da fare di più. In Italia, è lei a tenerti sulla corda. Noi italiani siamo i cavalier serventi. Anche con quella che viene per soldi, facciamo i conquistatori. La cenetta, lo sguardo da pesce marcio. Secondo me l'italiano che fa il galletto all'estero, si illude di essere un seduttore. E crede che le donne si conquistano coi biglietti da cento dollari. Per me il corteggiamento è un'arte. Non sono di quelli che aspettano la scopata come il gol allo stadio. Però non mi piace nemmeno perdere tempo. Se c'è feeling, lo vedi subito. Non sopporto quelle che se la tirano troppo".
In conclusione l'uomo corteggia sempre, però dopo due cene: "Tesoro che facciamo?". La civiltà del fast food ha ristretto i tempi del corteggiamento. Anche perché la donna non ha più bisogno di assedi massacranti per giustificare la sua resa. L'iniziativa femminile ha fatto progressi giganteschi da quando restava impalata a guardare il soffitto, durante l'amplesso. Una escalation tuttora in atto che la vede attualmente intenta. a esplorare terreni, fino a poco tempo fa, pascolo esclusivo del maschio. (La rivoluzione del video, facendo entrare il pomo nelle case, sia pure in funzione di lui, ha finito per coinvolgere anche lei). E pare che ultimamente sia assalita da fantasie talmente osé da sconvolgere qualche marito o fidanzato. Dopo secoli di divieti, si vendica e scatena, per reazione uguale e contraria, voglie e trasgressioni estreme. Ma attenzione! C'è il rischio di non raccapezzarsi. Certi mutamenti di costume non riguardano la maggioranza silenziosa. resistono, nella nostra società, sogni e aspirazioni semplici, a cui pochi guardano, solo attratti da ciò che è scandalistico e trasgressivo. In pole position, nonostante tutto, il matrimonio con l'abito bianco, dove lei, se proprio non è vergine, per lo meno non è stata con cani e porci, mentre lui potrà vantarsi (non è, quasi mai, vero!) di avere fatto strage di donne in gioventù. Il maschio, per la società, deve fare il maschio. C'è poco da fare. Mentre lei è sempre gettonatissima come assistente, crocerossina, compri-maria, ombra, moglie del capo. Risultato: è lei ad essere lacerata da crisi di identità, in conflitto perenne tra attività esterna e ruolo casalingo materno (che la mentalità comunque, ancora, le affibbia), autonomia e dipendenza, emancipazione e riflusso, passato e presente. Certi modelli maschili, invece, sono rimasti invariati. Nel film "uomini senza donne" di Longoni, Alessandro Gassman incarna più o meno lo stesso personaggio del padre nel Sorpasso, quarant'anni dopo, tutt'oggi imitato da tanti galletti italiani: (non dimentichiamo il potere imitativo del cinema sulle masse!) esuberante, straripante, puttaniere, esibizionista, bugiardo, simpatica canaglia, diviso tra una compagna che rappresenta il porto sicuro e quindi la noia e le continue conquiste occasionali.
Alcuni ruoli fissi, però, si scontrano sempre più con la realtà in movimento. Il maschio, un tempo, nel gioco della seduzione, assumeva le sembianze ora del protettore, ora del diavolo tentatore e tendeva a far capitolare non solo la donna, ma tutta una istituzione di cui lei era baluardo. Contro gli attacchi degli uomini, sempre assatanati, la poverina doveva resistere fino al giorno del matrimonio. Quando il fattaccio avveniva, lui, da vero gladiatore, trionfava persino sulle regole, sulle convenzioni sociali. Era scusato e ammirato. Lei perdeva la reputazione ed era Costretta a dichiararsi (spesso non era vero!) innamorata, plagiata, ingannata, turlupinata, in stato di trance, travolta dal vortice della passione in un momento di abbandono e di smarrimento sensuale per giustificarsi, attenuare disprezzo e vergogna. (tattica che funziona ancora. Nella favoletta dell'America puritana, Monica si concede ai bassi istinti del presidente perché innamorata. mentre lui, porco e subdolo, approfitta dei suoi sentimenti).
Oggi la donna non è più la povera disgraziata che si lascia circuire, la fortezza da espugnare in difesa della virtù, la negazione del sesso. Anzi è lei a ostentarlo sfacciatamente, attraverso l'uso spregiudicato del suo corpo, facendo della sua desiderabilità, della sua provocatorietà, delle sue labbra, del suo seno, dei suoi glutei, sbattuti in faccia ovunque e senza pietà, l'arma di potere. (Il gallo italiano poi, sessualmente, per lo meno a parole, è sempre disponibile. Altrimenti che gallo sarebbe? Per cui, se, con gli amici, vede una bella donna, fa l'allupato pure se ha fornicato sei giorni di seguito). Se un tempo lui era follemente incentivato a scardinare qualunque ostacolo pur di superare la riluttanza di lei, dovuta principalmente a cause esterne, al controllo poliziesco della società, dei familiari,
della religione, oggi è spesso infastidito dalla resistenza femminile, dovuta soprattutto alla sua libera scelta, sempre più critica nel valutano, rigirarlo, soppesarlo, esaminarlo. Il difetto di un certo gallismo made in Italy è che, indifferente all'evoluzione femminile, è rimasto fermo al prototipo di bullo anni Cinquanta, incarnato da Maurizio Arena. Non sa rinunciare a essere cacciatore per diventare preda e lasciare alla donna il gusto della conquista e della scoperta. Il corteggiamento è ormai intercambiabile. Non più a senso unico.
Insisto nel dare voce al popolo e questa volta cedo la parola a Massimo L., ventisei anni, laureando in Legge, che, in tempi in cui la disfatta di Bill Clinton, risuona come sinistro monito per tutti gli uomini dalla lampo facile, dichiara di aver trafitto oltre trecento ragazze: "La donna vuole sognare, vuole il romanzo a puntate. La normalità le fa schifo. La odia. Qualunque cosa fai con lei, anche una banale colazione, deve essere un rito. Devi dargli quel tocco di magia. Se poi hai pure denaro e successo, non ti ferma nessuno. Una volta lessi sulla copertina di una rivista femminile: Prodi è sexy? La donna è sempre attratta dal potere. Tu le vedi che sbavano davanti a un divo solo perché ha successo. la verità è che anche quella in camera, inconsciamente, vuole essere protetta. Non capisco, però, come fai a fare il protettivo con una che ha più soldi dite, si butta col paracadute, pratica il judo, guida il jet e magari fa l'avvocato o la guardia del corpo. A quel punto, sono io che cerco protezione. Comunque io mi adatto a tutti i tipi. Dalla manager alla colf. Sono un camaleonte. L'importante è portarsele a letto. La mia tattica è fare l'appassionato. Magari pure se non sono innamorato, fingo di esserlo. Però, se sono innamorato sul serio, è bello tutto, non solo il sesso. La fregatura è che non dura e capita di rado. Io però ho sempre bisogno di scaricarmi sessualmente. Se non lo faccio, sto male e pure se mi masturbo non riesco mai a scaricarmi completamente. Per questo a volte non mi va di perdere tempo e vado a puttane. Per me il sesso è come un pollo. Puoi mangiarlo al ristorante con lo champagne, la musica, i fiori, i camerieri in guanti bianchi e la donna che ami. Però se hai fame e sei da solo, puoi anche divorarlo in piedi, in cucina. Confesso che anche se sto con la donna che mi piace, sono sempre attratto dalle altre e cerco di farmi tutte quelle che mi piacciono. Una volta pensavo di essere malato, però, per fortuna, ho conosciuto tantissimi ragazzi che, come me, vanno a Cuba per farsi tutte le donne che vogliono". Possiamo fermarci qui. Stigmatizzare Massimo con la diagnosi di castrazione simbolica. Ma sarebbe troppo facile, diciamo pure che si tratta di un caso limite. Ma fino a che punto?
La sessualità maschile è sempre stata giudicata più insopprimibile e impellente di quella femminile. Molti giovanissimi dichiarano di fare sforzi terribili per controllare le proprie pulsioni. Quello che sorprende però è che questo capita spesso anche ai nonni. Il fatto è che la sessualità maschile fa talmente parte dell'immagine della virilità e quindi della potenza che il semplice fatto di avere rapporti sessuali valorizza e rassicura un uomo. Alla base del gallismo c'è il culto del proprio fallo e della potenza sessuale, possibilmente avvalorata dal numero delle prede, attestati, medaglie e riconoscimenti ufficiali. Gli impotenti nella nostra cultura sono ridicoli, anche se hanno dato terribili prove di virilità, domando tigri o attraversando a piedi il Circolo polare artico. Di qui l'ossessione spasmodica e paranoica di molti uomini rivolta al proprio membro. Il protagonista di Io e lui di Moravia, regista
impegnato etc.
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